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Visualizzazione dei post da Maggio, 2018

Il bene e il male nella Divina Commedia di Marta Armelloni

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Nella Divina Commedia di Dante è evidente la contrapposizione tra bene e male, il primo rappresentato ideologicamente dal Paradiso, il secondo dall'Inferno. Tra questi Dante interpone un luogo di passaggio, il Purgatorio, dove ci sono peccatori non peggiori di quelli dell’inferno, ma qui c'è spazio solo per la riflessione e il pentimento, perché attraverso il cammino, il pellegrinaggio verso Dio, l’anima aspira alla redenzione.
Il male nella sua concretezza visibile è il buio, quello dell’oscurità della selva infernale, dal quale sono bandite le stelle.
Essendo il male un concetto relativo, è naturale chiedersi come abbia fatto Dante a distinguere le varie specie di peccati, a determinare la gravità delle colpe e delle pene dell'Inferno. Dante seguì Aristotele, che distinse i peccati in ordine crescente di gravità: incontinenza, violenza e malizia; Infatti nei primi 5 cerchi dell’Inferno sono puniti i peccati di incontinenza, poi nel basso Inferno ci sono i pe…

Il rosso in "Rosso Malpelo" di Giovanni Verga di Alessandra Marinaccio

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ROSSO MALPELO:
Rosso Malpelo è il personaggio principale della novella e viene chiamato così per il colore dei suoi capelli. Infatti, un proverbio sacro del mondo popolare dice “rossu malu pilu”, questo era il soprannome dei bambini con i capelli rossi. Secondo questo pregiudizio i bambini con i capelli rossi erano cattivi e ribelli, una conseguenza di questo proverbio è l’emarginazione di Rosso Malpelo.
A questo proposito va evidenziato che in passato i bambini dai capelli rossi erano etichettati come i figli del sesso “impuro”, naturalmente ad oggi il significato del colore rosso è cambiato e più avanti ve lo spiegherò.

VERGA E ROSSO MALPELO:
Rosso Malpelo e Giovanni Verga pur vivendo in due condizioni socio-culturali differenti hanno in comune la maniera di porsi di fronte alla realtà sociale e al destino. Infatti, Verga proprio come Rosso Malpelo, attraverso l’esperienza dell’ingiustizia sociale acquisisce la consapevolezza della legge che determina i comportamenti umani:…

Montale e “la felicità raggiunta” - di di Rebecca Rossiello

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Il tema della felicità e dell'aspirazione umana verso di essa è stato trattato da molti poeti, tra cui Eugenio Montale.
Questo poeta ritiene che la felicità sia raggiungibile solo per pochi attimi, in cui la persona scopre un mondo di emozioni fin allora quasi sconosciute.
La poesia che meglio esprime questa concezione è “Felicità raggiunta”, appartenente alla raccolta “Ossi di Seppia” (1924), in cui il tema dominante è l'idea dell'esistenza come una corsa ad ostacoli, piena di difficoltà e di incertezze. In questo contesto l'uomo è solo e non può sperare nell'aiuto divino. Dio viene visto come una presenza indifferente alle vicende umane e addirittura nella poesia "Spesso il male di vivere ho incontrato" la felicità viene vista consistere nel raggiungimento della Divina Indifferenza, cioè di una condizione di assoluto distacco spirituale dal dolore.
Solo eccezionalmente gli eventi della vita possono aprire la porta ad uno spiraglio di speranza…