"La sposa normanna" di Carla Maria Russo - di Valentina Riccio

Il romanzo si svolge nell' Italia del 1200, Costanza d'Altavilla, essendo l'ultima erede dei normanni sul Regno di Sicilia, è costretta, da suo nipote Tancredi, a rinnegare i voti monacali per sposare Enrico di Svevia, figlio dell'imperatore Federico, per unire i due regni e continuare, con un figlio, la stirpe pura degli Altavilla. A partire dal matrimonio, la bella e casta Costanza dovrà lottare contro i suoi nemici, per primo suo marito, un uomo crudele che la tratta malissimo, nonostante sia sotto l'influenza del suo fascino. E inoltre contro Gualtieri di Palearia, consigliere del papa, che continuerà a corrompere silenziosamente Enrico per abbattere il potere di costanza, usurparle il trono e le ricchezze. Costanza, grazie alla suo devozione si mostrò sempre forte. Dopo anni di sofferenze il figlio desiderato arriva come un miracolo, quando costanza è ormai avanti con gli anni, ma con grandi sacrifici e prima della sua morte, lascia un insegnamento importante a Costantino, le cui doti si mostrano già
a dai primissimi anni di vita. Infatti, crescendo tra la plebe palermitana, sotto l'insegnamento di Siciliani, Arabi e Ebrei, grazie alla sua ampia conoscenza, riuscirà a sconfiggere tutti i suoi nemici, precisamente all'età di 14 anni, quando deciderà di aver raggiunto la maggiore età, riprendendosi il trono che gli spetta per sangue. Il sangue degli Altavilla.

Il brano che mi è piaciuto di più è il discorso di Costanza, in punto di morte, al figlio:

“"Promettimi che, quando avrai paura, ti ricorderai di essere un Altavilla... una stirpe di coraggiosi, di indomabili. Diventerai come loro, un grande, un nobile re. Non permettere che i nemici ti facciano del male: difenditi, reagisci, lotta. Se necessario, fuggi, nasconditi fra la gente umile ma sopravvivi...
Resisti, fino a quando non sarai grande abbastanza per impossessarti del regno che fu dei tuoi avi. Tu appartieni a me, ricordalo... a Costanza d'Altavilla. Tu sei il solo, il vero re, l'unto dal Signore. Nessuno osi stendere le mani sacrileghe sulla sacra persona del re..." Federico osservava intimorito il petto della regina alzarsi e abbassarsi con un ritmo sempre più veloce, gli occhi spalancarsi come se cercassero la luce. La voce era ridotta a un rantolo indistinto, le poche frasi suonavano incomprensibili.
"Fuggi, nasconditi... Cerca di sopravvivere in qualunque modo. Prometti, prometti... E ora posami le mani sugli occhi..." mormorò.
Federico avvicinò le dita al volto di Costanza e, dopo averle fatto una carezza, le distese con delicatezza sugli occhi. Era così vicino alle labbra della madre, che ne udì con chiarezza l'ultimo sospiro: "Ricorda sempre che sei stato la gioia più grande della mia vita".”

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