"Il nome della rosa" di Umberto Eco - di Rebecca Rossiello

Il romanzo è ambientato nel 1327 in un monastero benedettino dell’Italia settentrionale, raccontato da Adso, ragazzo  affidato a Frate Guglielmo dal padre per insegnarli la vita dei monaci francescani, che da vecchio racconta le vicende avvenute. Guglielmo , monaco inglese, ha l’incarico di partecipare ad  un incontro tra francescani e gli emissari del papa di Avignone per il conflitto sulla vita di Gesù. Frate Guglielmo ed Adso giungono all’abbazia e appena arrivati il frate Abbone racconta che Adelmo da Otranto era stato ritrovato morto in un precipizio oltre le mura dell’abbazia e li chiede di indagare sul colpevole poiché si inizia a diffondere la voce che nel monastero è presente il demonio. Successivamente durante la settimana che rimangono vengono uccisi altri sei monaci. Viene chiamato al monastero per indagare anche l’inquisitore Bernando da Guy, che condanna al rogo due monaci ex eretici e una donna, accusandoli degli omicidi. Guglielmo insieme al suo allievo, scoprono il vero colpevole e la motivazione di quegli omicidi: Il frate Jeorge voleva nascondere un libro di Aristotele dedicato alla commedia e al riso convinto essere rischioso per la chiesa allora mise del veleno sulle pagine del libro in modo che chiunque lo avesse sfogliato sarebbe morto, il primo ad averlo fatto era stato Venanzio, dopodiché Berengario, Severino invece, venuto in possesso del libro a sua insaputa,  era stato ucciso da Malachia che era morto a sua volta leggendolo. Il romanzo termina con un incendio che brucia la biblioteca dell'abazia.

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