Franz Kafka: La metamorfosi – La condizione del 'diverso' nei primi del Novecento - di Laura Rovetto

Il romanzo 'La metamorfosi' è ambientato in un mondo borghese dove, come in altri scritti di Kafka, l'emarginazione del 'diverso' come persona che spicca e si distingue dalla massa, riflette la mentalità degli inizi del Novecento.
La metamorfosi narra di un giovane, Gregor Samsa, commesso viaggiatore, rimasto l'unico sostegno economico per la famiglia dopo il fallimento del padre, che, una mattina, per un assurdo scherzo del destino, si sveglia rendendosi conto di essersi trasformato in un enorme insetto; difatti, Kafka, credeva che l'esistenza dell'uomo dipendesse dagli elementi imprevedibili del destino, che solcano le grottesche e assurde situazioni nelle quali i personaggi dei suoi racconti si trovano.
Lo scarafaggio in cui Gregor si trova trasformato non è nient'altro che la concretizzazione del disprezzo e dell'inadeguatezza che egli stesso prova segretamente per sé.
Dalla riluttanza (il ribrezzo) della sua forma fisica, alla reclusione nella sua stanza, dove solo l'amata sorella, che Gregor avrebbe tanto voluto mantenere alla scuola di musica, riesce a sopportare di entrare per nutrire l'Essere che è diventato, l'unico piacere che l'insetto prova è correre lungo i muri della sua camera.
Sostanzialmente però, Gregor è mutato solo nella forma: il suo animo infatti è rimasto intatto; così quando la madre e la sorella sgomberano la camera di Gregor dai suoi oggetti 'umani', pensando di rendere più libero il giovane insetto, lui si sente ancor più privato della propria umanità.
I giorni scorrono lenti e sempre uguali per il piccolo grande scarafaggio, la cui descrizione delle sembianze è contraddittoria per lasciare libertà d'interpretazione al lettore, fino a quando la famiglia Samsa, si rimbocca le maniche: il padre torna a lavorare, la sorella entra per la prima volta nel mondo del lavoro e la madre si occupa dei pensionanti che alloggiano nella loro casa.
Una sera, spinto dalla passione e dal suo amore per la musica, Gregor esce dalla sua stanza attirato dalla soave musica proveniente dal violino della sorella, che si stava esibendo per allietare i pensionanti, che tuttavia sembravano non apprezzare, suscitando ribrezzo e scandalo in tutti i presenti; è l'inizio della fine, il padre gli tira addosso una mela e lui si lascia morire di dolore e fame in poco tempo, con sollievo e soddisfazione da parte di tutti.
È il rifiuto affettivo, la vergogna di sé, la radicalità, la differenza con gli altri che porta ad essere eclusi, emarginati ed infine condannati.
Nelle ultime righe del libro poi, è proprio l'indifferenza della morte di Gregor da parte dei suoi genitori che non perdono occasione di passare oltre la disgrazia del loro primogenito per pensare ad un marito di buon partito per la loro ragazza, a colpire maggiormente.

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