"La sposa normanna" di Carla Maria Russo - di Marta Armelloni

È il 1185 e siamo a Palermo, splendida e fiorente capitale del Regno di Sicilia.
Rimasto senza eredi a cui tramandare la corona, Guglielmo II d’Altavilla, obbliga la trentenne zia Costanza a rinunciare ai voti monacali e a unirsi in matrimonio con il giovane Enrico Hohenstaufen di Svevia, figlio di Federico Barbarossa, sperando di dare una discendenza al trono.
Costanza parte così alla volta di Milano, dove l’imperatore ha deciso di celebrare le nozze. Circondata da nemici e costretta a stabilirsi in Germania, la donna comincia la sua nuova vita al fianco di un uomo rozzo, violento e collerico che continuamente le rimprovera l’età avanzata e la sua sterilità.
Ma Enrico mosso dalla gelosia, immagina che la sovrana abbia non poche relazioni extraconiugali; per questo motivo la porta con sé in ogni suo viaggio. Nel frattempo, morti Federico e Guglielmo, i nobili siciliani si pongono a capo di una rivolta che il sovrano non è in grado di reprimere. Si trova ancora in Sicilia quando lo raggiunge la lieta notizia della gravidanza della moglie, la quale però, essendo debole e priva di forze, è costretta al riposo assoluto. Enrico non vuole rispettare le disposizioni dei medici ed ordina che lo raggiunga immediatamente in Sicilia. Il viaggio è lungo ed estenuante, ma Costanza si dimostra  forte e decisa a mettere al mondo Federico.
Enrico viene ucciso durante una battaglia e a soli tre anni Federico rimane orfano anche di madre.
Federico è cresciuto in una Palermo multietnica nella quale convivevano greci, arabi, ebrei e normanni, farà della cultura e della conoscenza i suoi punti di forza. Pur di non vivere nella sua reggia dove è circondato solo da persone cattive, vive di casa in casa ospitato dai ragazzi palermitani. Non ha una buona educazione, linguaggio e modi di fare. Quando tornava  a palazzo passava molto tempo tra i volumi della biblioteca, l’unico luogo in cui riusciva a provare un senso di benessere, e alla sua naturale inclinazione per l’apprendimento delle lingue, dal greco all’arabo, dal latino al dialetto siciliano, di cui utilizza perfino le espressioni più oscene e volgari.
Viene dato grande spazio a Costanza, di nobile stirpe, è una regina, ma è soprattutto una donna e, come tale, riesce a coniugare in sé fragilità e forza. Debole nel fisico, si dimostra tenace e combattiva di fronte alle avversità; subisce la prepotenza del marito ma sa essere agguerrita nei confronti di persone ostili.
 E’ madre premurosa e protettiva nei confronti del figlio che ha tanto sognato. Particolarmente carica di pathos è la descrizione del parto a Jesi, in cui emergono la sensibilità della donna, il suo desiderio di maternità e l’amore viscerale nei confronti della creatura che porta in grembo.
Federico a soli 14 anni riesce a sbarazzarsi dei suoi nemici ed a diventare imperatore del regno degli Altavilla.
L’autrice descrive in modo dettagliato il comportamento di Federico nella bella Palermo dove tutti adoravano la regina Costanza; lo aiutano a sfuggire dalle minacce dei nemici e a fargli riconquistare il regno.

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